L'Università in carcere, una realtà presente e (abbastanza) funzionante

In carcere è presente anche una delle più importanti realtà educative, l'università di Padova.
Molti detenuti diventano anche studenti, raggiungendo con altissimi voti gli obiettivi che si erano posti.
Ho avuto il piacere di leggere un articolo scritto da uno studente- detenuto, Elton.
Elton è un ragazzo albanese, nato a Tirana, di 26 anni, di cui 7 trascorsi in carcere.
Ha deciso di intraprendere la carriera universitaria ma nel suo articolo parla di quante difficoltà ha trovato durante il suo percorso.
"È molto difficile trovare la concentrazione giusta a causa dei rumori e delle grida che provengono costantemente dal corridoio. Per non parlare dell’umore altalenante a seconda di come vanno le cose fuori: basta una lettera a farti tralasciare lo studio per due giorni. Un altro problema è rappresentato dal condividere lo spazio stretto della cella con persone che escono e che entrano: è frustrante e poco redditizio in termini prettamente scolastici"

Studiare in carcere è difficile, mille distrazioni, rumori, pensieri, anche solo il luogo incide molto nella nostra mente.
Nonostante le difficoltà però molti riescono a laurearsi. Dicono con convinzione che un detenuto una volta uscito dal carcere, se ha una laurea è quasi "salvo". Uscire con un titolo ti può aiutare a rinascere più facilmente, a integrarsi nella società con facilità e a sistemarsi in modo stabile con una professione. Ancora una volta, l'educazione si rivela amica dell'uomo, anzi "salvatrice", in questo caso.
Lo studio, che magari per noi in alcuni momenti può rivelarsi un peso o uno stress, per altri è una via di fuga, di uscita, di liberazione, di sfogo.

Allego qui sotto l'intervista allo studente, per un ulteriore approfondimento:
http://www.ristretti.it/giornale/numeri/42004/scuola.htm

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